IL TROVATORE opera lirica di Giuseppe Verdi
AUG 6 2026Anfiteatro Romano di Alba Fucens, Massa d'Albe (AQ) , in caso di maltempo Teatro dei Marsi Avezzano AQ
AUG 6 2026 09:15PM
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IL TROVATORE opera lirica di Giuseppe Verdi
ATTENZIONE: in caso di maltempo gli eventi si svolgeranno presso il Teatro dei Marsi di Avezzano (AQ). Entro le ore 14,00 del giorno dell'evento l'Organizzatore provvederà a comunicare l'eventuale cambio location sul sito diyticket.it e su festivalba.it. Si invita, pertanto, a verificare la corrispondenza tra il posto riportato sul biglietto ed il posto assegnato in caso di spostamento in Teatro al seguente link: CORRISPONDENZA POSTI
Festiv'Alba 2026 - X Edizione
nella splendida cornice dell'Anfiteatro Romano di Alba Fucens - Massa d'Albe (AQ).
Programma completo disponibile sul sito: https://www.harmonianovissima.it/festivalba/
6 agosto 2026
ore: 21:15
Anfiteatro romano di Alba Fucens
IL TROVATORE
di Giuseppe Verdi
Melodramma in quattro atti di Giuseppe Verdi (1853)
su libretto di Salvatore Cammarano
Personaggi e interpreti principali:
Manrico: Micael Spadaccini
Conte di Luna: Marzio Giossi
Leonora: Diana Bucur
Azucena: Cristina Melis
Ferrando: Luca Gallo
Ines: Federica D'Antonino
Compagne di Leonora e religiose, familiari del Conte, Uomini d'arme, Zingari e Zingare
Orchestra internazionale della Campania
Direttore: Leonardo Quadrini
Coro: Opera Festival
Maestro del Coro: Giuseppe Maiorano
Scene: Giuseppe Grasso, Lucera
Costumi: Arianna, Corridonia
Audioluci: Accademia delle Opere
Il trovatore, che debuttò a Roma al Teatro Apollo il 19 gennaio 1853 nel 1853, è un pannello della cosiddetta ‘trilogia popolare’ di Verdi accanto a Rigoletto e La traviata. Temi come il delirio, la vendetta, la famiglia e la guerra civile si esprimono in accesi contrasti drammatici. Fu Verdi stesso ad avere l'idea di ricavare un'opera dal dramma di Gutiérrez, commissionando a Salvatore Cammarano la riduzione librettistica. La prima rappresentazione fu un grande successo: come scrive Julian Budden, Verdi aveva saputo "toccare il cuore del pubblico come con nessun'altra delle sue opere". Su tutti i personaggi torreggia la zingara Azucena, una reietta della società. Verdi, che aveva già valicato le tradizioni del belcanto, spinse qui la drammaturgia al confine estremo del gusto dominante, sicché taluni critici accusarono la trama di confusione e scarsa credibilità. Eppure la musica è sublime. «Tacea la notte placida» (Leonora, atto I), il Coro dell’incudine e la ballata di Azucena «Stride la vampa» (atto II), la cabaletta «Di quella pira» (Manrico, atto III) sono fra i vertici di questo cupo capolavoro. Già nel 1851 Verdi proponeva al fedele Salvatore
Cammarano l’adattamento del dramma, che gli pareva «bellissimo: immaginoso e con situazioni potenti» e che avrebbe voluto intitolare alla gitana, considerata l’interprete «principale» Il successo alla prima del Trovatore fu strepitoso e la diffusione dell’opera fulminea. Basti dire che, già nei primi sette anni, fu eseguito a Melbourne, Bruxelles, Rio de Janeiro, Montréal, Santiago, Bogotá, Parigi, Berlino, Breslavia, Darmstadt, Dresda, Karlsruhe, Praga, Liverpool, Manchester, Dublino, Riga, Amsterdam, Lima, Lugano, Zurigo, Costantinopoli, Boston, Philadelphia, St. Louis, San Francisco, Caracas1. Il trovatore fu l’unica opera, prima di Otello e Falstaff, a non essere commissionata da alcun teatro. La sua composizione, che si
era protratta per più di due anni – un tempo eccezionalmente lungo in rapporto al frenetico ritmo produttivo che aveva caratterizzato il primo decennio della produzione di Verdi – era nata da una necessità interiore.
La trama
Atto I
La scena si apre nel palazzo dell'Aliaferia dove Ferrando, capitano delle guardie, racconta agli armigeri la vicenda del fratello del Conte di Luna, rapito anni prima da una zingara, poi catturata e bruciata viva. I resti del fanciullo erano poi stati trovati tra le braci del rogo della zingara e Ferrando ritiene che a gettarlo sia stata la figlia della zingara, di cui i soldati ora chiedono la morte. Leonora, giovane nobile amata dal Conte di Luna, confida a Ines di essere innamorata di Manrico, il Trovatore appunto. Il conte, che veglia sul castello, ode la voce di Manrico che intona un canto. Leonora esce, e nell’oscurità, scambia il conte per Manrico e l'abbraccia. Ciò scatena l'ira del trovatore, che sfida a duello il rivale.
Atto II
Ai piedi di un monte, in un accampamento di zingari, Azucena, madre di Manrico, racconta che un tempo, dopo aver visto sua madre arsa sul fuoco, per vendetta e disperazione gettò nel fuoco un bimbo rapito
a corte: per una tragica fatalità, però, questi non era il supposto fratello del Conte di Luna bensì il suo proprio bambino. Nella scena successiva il Conte tenta di rapire Leonora. mentre si affretta ad andare al convento ma Manrico ne sventa il pericolo, e porta in salvo l'amata.
Atto III
Azucena è catturata da Ferrando e condotta dal Conte di Luna. Manrico e Leonora stanno per sposarsi in segreto e si giurano eterno amore. Il Conte Ruiz sopraggiunge ad annunciare che la zingara Azucena è stata catturata e di lì a poco sarà arsa viva come strega. Manrico va in soccorso della madre cantando la celebre cabaletta Di quella pira.
Atto IV
Il tentativo di liberare Azucena fallisce e Manrico viene imprigionato: madre e figlio saranno giustiziati all'alba. Ruiz conduce Leonora alla torre dove Manrico è prigioniero. Leonora implora il Conte di lasciare libero Manrico: è disposta a offrirsi a lui, ma ha già deciso che si avvelenerà prima del matrimonio.
Il Conte accetta e Leonora chiede di dare lei stessa a Manrico la notizia che è libero; prima di entrare nella torre, prende di nascosto il veleno che ha nell’anello. Manrico e Azucena attendono la loro esecuzione.
Leonora arriva da Manrico e gli dice che è libero, e di scappare. Quando però scopre che lei non verrà con lui, Manrico si rifiuta di scappare. Crede che Leonora l'abbia tradito, poi capisce che lei si è avvelenata pur di restargli fedele. Agonizzante tra le sue braccia, lei confessa che preferisce morire anziché sposare un altro. Il
Conte entra e trova Leonora morta tra le braccia del rivale: ordina che Manrico venga subito giustiziato.
Azucena rinviene e si alza dal suo giaciglio. Quando il Conte di Luna le mostra Manrico morente, la donna urla trionfante che Manrico altri non era che suo fratello e che finalmente la vendetta di sua madre morta sul rogo si è consumata: "Egli era tuo fratello. La madre è vendicata".
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| Organizzatore: Harmonia Novissima Associazione Culturale ,Avezzano (AQ) |
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